DORIAN GRAY… IL PECCATO COME PERDITA DI COSCIENZA E FASCINO PER LA DISOBBEDIENZA

Dal capitolo XVI de “Il ritratto di Dorian Gray”

Dorian Gray:  rifletter sul peccato e sulla sua natura. La passione per il peccato è concepita come un furore incontrollabile, che prende possesso della mente e dell’anima dell’uomo facendogli perdere coscienza di se stesso e del mondo che lo circonda. Egli non è più, di conseguenza, un essere senziente, bensì un automa in preda alla furia distruttiva del male, che non può in nessun modo essere controllata. In altri casi, l’uomo è in grado di mantenere attiva la sua coscienza, ma decide deliberatamente di disobbedirle, di scavalcare le leggi morali.

“Gli psicologi dicono che, in certi momenti, la passione per il peccato – o per quello che il mondo chiama peccato – si fa così prevaricante che ogni fibra del corpo e ogni cellula del cervello sembrano imbevute di impulsi furiosi. In tali momenti, uomini e donne perdono il libero arbitrio e come automi vanno incontro alla loro fine fatale. La facoltà di scelta viene meno e la coscienza muore o, se è viva, lo è soltanto per rendere seducente la ribellione e irresistibile la disobbedienza – poiché tutti i peccati, come i teologi non si stancano di ripeterci, sono peccati di disobbedienza. Quando quello spirito superiore, quella stella mattutina del male, cadde dal cielo, cadde perché si era ribellato.”

Si può cogliere una certa ironia in questa dichiarazione: in un romanzo che si propone come critica della società e delle leggi che la governano, parlare di peccato come disobbedienza è evidentemente una provocazione, a maggior ragione se si considera la vita stessa di Oscar Wilde, condannato a due anni di prigione per la sua omosessualità, definita all’epoca come gross indecency.

 

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

Notificami
avatar
wpDiscuz