L’ETA’ DEL PONGO OVVERO NUOVI SCRITTORI CHE NON VALGONO NULLA – di Andrea Caterini

Sarà che siamo in un’epoca tanto priva di idee che se dovessi dargli un nome la chiamerei l’«Età del Pongo» – dove quello che si modella non è una materia prima (il marmo, il bronzo, il ferro, la lingua) ma qualcosa di derivato, ottenuto in laboratorio; qualcosa che, lavorato con cura, assume l’aspetto di – eppure non è. Quello che ci sembra marmo, bronzo, ferro, quella che ci sembra una lingua e anche uno stile, non sono che oggetti plastificati. Mi sembra che si faccia sempre più insistente, nella nostra letteratura, una certa tendenza; che l’idea massima di qualità che si riesca a pensare sia una forma nuova di manierismo. Calchi di forme o generi storicizzati. E via con i neo-gotici, neo-neo classici ecc. ecc. Ma non è, questa, un’altra forma di infantilismo? Se è vero che uomini si diventa rispondendo a necessità reali, mi pare che questi calchi non rispondano ad alcuna necessità – che dietro questi calchi la vita non viva: che nel fondo di questi calchi non ci siano altro che parole (o, al più, anzi al meno, scenari cinematografici). Che si scrivano tanto per. Senza alcun rischio, senza alcuna visione – senza una reale necessità, appunto. Considerazioni generali, per carità; solo, segnalo una tendenza, tutto qui.

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