VI PARLO DELLA SAMAN (LA LUNA DEL DOLORE) – di Achille Saletti – Presidente di Saman

“Attendo il tuo pezzo su Saman” mi ha scritto El Diretur Enrico Nascimbeni, con una ulteriore esortazione: “cazzo…”  seguita da una bestemmia esclamativa.  Forse temeva che non avessi capito.

Ed allora scriviamo cosa si fa di bello o di brutto in questa organizzazione, che più che passa il tempo pare discostarsi dalle classiche associazioni che, dedite al volontariato, hanno fatto della infinita bontà il loro fine ultimo.

Saman non credo sia buona. Ha sufficiente esperienza per avere colto che il variegato mondo del disagio ha bisogno di moltissime cose ma non di bontà. Ha bisogno di giustizia, innanzi tutto. E forse di cultura. Ci si muove secondo ciò che reputiamo giusto nell’accompagnamento di uomini e donne che, gli accidenti della vita, hanno reso più vulnerabili e fragili. Storicamente a noi si rivolgono persone che pasticciano, perdendo il conto dei giorni e degli anni, con le sostanze. Sostanze legali o illegali che vengono utilizzate come il bravo impiegato utilizza il sonnifero, la sera, perché ha smarrito lungo la strada dell’esistenza la via del sonno. Ma quell’impiegato e quel sonnifero, per la civile società, possono coesistere. Altrettanto non si può dire di altre sostanze: vuoi perché si perde oltre che il sonno, talvolta ma non sempre, anche la ragione e vuoi perché sottrarsi al gioco della vita è cosa – secondo le convenzioni sociali –  grave.

E quindi ci occupiamo di loro nella particolare posizione di chi cerca di guardare non tanto il dito ma più la luna. Perché se il dito è la sostanza la luna è il dolore che la sostanza tenta di mettere a tacere. Per l’impiegato come per l’alcolizzato. Ci occupiamo di dolore: di come il dolore altera la capacità di relazione e di come una relazione distorta riverbera in un nuovo dolore.

In pratica, si crede dalle nostre parti, che la mela marcia possa essere sanata dalle tante mele non bacate. È il lavoro di Comunità; un enorme catino in cui accadono molte cose. Il dolore non ha argini e può, nell’ascolto, trovare un canale di comunicazione. Il dolore è condiviso, confrontato, affrontato, rielaborato.

È il lavoro della consapevolezza che tramite psicoterapia traduce in un “destino di senso“ tutto ciò che, apparentemente, senso compiuto pare non averlo mai avuto.

Sostanze, dolore, relazione. Occupandosi di relazioni, Saman, non poteva non incrociare la più morbosa delle modalità di relazione: quella che dietro la parola “amore” cela, nella vita di molti maschi soprattutto, l’unico, per loro, amore possibile: quello per se stessi. E se si ama solo se stessi si finisce con il non riconoscere chi ti sta accanto. Che perde le proprie sembianze umane, i sentimenti, le emozioni per tramutarsi in oggetto. E gli oggetti, si sa, si maltrattano. Si buttano, si rompono, si consumano.

La fine di tante donne. Considerate dagli uomini oggetti a tal punto dal finire di crederci loro stesse. Le ospitiamo cercando, con loro, di infondere prospettive nuove.  Tra queste l’idea balzana che la relazione di amore non passa attraverso una forma di comunicazione fatta di calci e pugni, di costante e sistematica sopraffazione. Che se è tale è proprio perché, l’amore non ha trovato albergo.

E quindi con loro si cammina per un pezzo della loro e della nostra vita. Ospiti nelle nostre strutture, talvolta ci abbandonano subito e talvolta rimangono finché non si sentono meno malfermi sulle gambe. Accade che decidano di rimanere per lunghi periodi perché fuori non hanno nulla e nessuno che li aspetta. E, in questo cammino, si cerca di fare cose insieme: e apri un negozio, gestisci il centro di tennis, coltiva le olive, prepara un caffè…  una piccola azienda cresce cercando di tenere tutti uniti.

Ed allora a chi chiede cosa è Saman rispondo: è un insieme di persone che cerca di darsi una mano.

Occuparci degli altri è anche occuparci di noi stessi. E siccome noi stessi siamo spesso claudicanti, dagli altri impariamo ad esserlo meno. Di appoggio in appoggio di strada ne abbiamo fatta se, dopo 38 anni siamo ancora qui a cercare la soluzione per Tizio è correre da Caio affinché non si disperda una sola delle sue lacrime. Perché valgono anche quelle.

 

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