STORIA DI UNA FOTO

 

 

Milano,14 maggio 1977. Giorno di una manifestazione contro la repressione. Lo spezzone dell’«autonomia operaia» si stacca dal percorso ufficiale per sfilare sotto il carcere di San Vittore. Nei pressi della prigione, un collettivo di quartiere imbocca via De Amicis e, armi in pugno, spara sulla polizia schierata per contenere i manifestanti. Un agente, Antonio Custra, viene colpito a morte.

Uno dei tanti fotografi presenti immortala la figura di un dimostrante col passamontagna, solo, in mezzo alla strada, con le gambe divaricate e le braccia tese a impugnare con ambo le mani una pistola puntata verso la polizia.

Quella foto diventa la rappresentazione dell’aspetto tragico del Movimento del ’77: così nasce l’immagine icona degli «anni di piombo». Un’immagine che è stata l’incubo di una generazione e che oltre trent’anni dopo continua a evocare un passato che non passa per tutti quelli che ne furono i protagonisti: i rivoltosi, le vittime, le istituzioni, i politici, i media e l’opinione pubblica. Umberto Eco ne scrisse a riguardo: «Questa foto non assomiglia a nessuna delle immagini in cui si era emblematizzata, per almeno quattro generazioni, l’idea di rivoluzione. Questa immagine evoca altri mondi, altre tradizioni narrative e figurative che non hanno nulla a che vedere con la tradizione proletaria, con l’idea di rivolta popolare, di lotta di massa. Manca l’elemento collettivo e l’eroe individuale ha il terrificante isolamento degli eroi dei film polizieschi americani o degli sparatori solitari del west». Il libro è composto da una ricca documentazione iconografica e offre per la prima volta la possibilità di analizzare a fondo il contesto politico e sociale che ha prodotto l’evento fissato in quelle immagini. A dare credibilità a questa analisi vi è il fatto che tra gli autori figura Raffaele Ventura, regista documentarista esule a Parigi da tre decenni, il quale per quei fatti è stato condannato in via definitiva a 26 anni di carcere per «concorso improprio», ovvero per non aver tentato di evitare l’omicidio Custra. Il libro è anche il racconto di come uno dei protagonisti di quegli eventi, per oltre vent’anni, abbia lavorato alla realizzare di un film documentario proprio su questa vicenda.

 

 

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