ABUSO VIOLENZA E SOCIETA’ – di Dora Buonfino

Sono quotidiani il gioco di parole e la rincorsa ai fatti.

Le battute si inseguono, sperando di arrivare prime a quello che ormai non è altro che un banchetto, dove la pietanza è l’ultima vittima di abuso, il caso del giorno o anche l’avanzo del giorno prima, se conservato bene.

Per questo motivo chi ha subito violenza non denuncia, non rivela se stesso, perché la legge è sempre quella: la tua vita non ti appartiene, se abbandoni le linee guida vecchie di secoli e decidi di parlare, verrai rivoltato come un abito usato, fino a quando il tessuto non cederà.

E non ti viene detto che da quel silenzio si può uscire con dignità. Non ti viene confessato che il ricordo di quanto è accaduto può aiutarti a riconoscere quel che sei in realtà, ma ti si lascia credere che la mercificazione di te stesso sia l’unica alternativa al senso di colpa, che sia l’unico diritto a cui potresti ambire.

Quel che conta sono i fatti, tutto il resto è noia.

 

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