ELEZIONI: MAFIA E CULTURA DIMENTICATE DAI PARTITI – di Andrea Purgatori

Credo che dovremmo riflettere con attenzione sul voto al Sud. In questa campagna elettorale il tema delle mafie e di come abbiano divorato metà del Paese è stato ignorato, schivato, marginalizzato. Eppure, sappiamo benissimo che ormai la criminalità organizzata ha un fatturato annuo che si aggira intorno ai 100-150 miliardi di euro. E sappiamo anche che questo fatturato rappresenta una fetta consistente del reddito di centinaia di migliaia di famiglie, oltre ad essere un profitto che viene sottratto alla collettività, al bilancio dello Stato e quindi alla potenziale riduzione del folle debito pubblico.
Non credo che il voto al M5S sia stato un voto di mafia, o condizionato dalla mafia. Ma, al contrario, l’estremo tentativo di provare a rompere il patto non scritto e scellerato con cui da decenni chi governa lo Stato ha di fatto abbandonato il meridione al proprio destino di terra di conquista delle organizzazioni criminali. Questa Italia a due velocità, dove paradossalmente quella più a Sud risulta essere nello stesso tempo la più povera sul piano economico, industriale, sociale, ma la più fruttuosa per la sopravvivenza delle mafie, è un nodo che nessuno dei partiti ha affrontato davvero. Per paura, per complicità, per ignoranza storica? Si potrebbe rispondere con molti fatti e altrettante ipotesi. Il punto è che in questa campagna elettorale due sono i temi di cui quasi nessuna forza politica si è fatta carico con profondità, al di là degli slogan: la criminalità organizzata, appunto, e la cultura. E una democrazia che dimentica di occuparsene, che non li mette in cima alla lista delle priorità da affrontare finalmente con un progetto e un desiderio di sfida, è una democrazia leggera. Per non dire superficiale, spaurita o, ahimè, agonizzante.

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