TE LA DO IO, LA SDISOCCUPAZZIONE – di Danilo Cannizzaro

 

L’Itaglia è un paese straordinario, ricco – come ognun sa – di bellezza storica, paesaggistica, culturale, d’originalità suggestive, di talentaccio creativo senza eguali.

Si attribuiva, una volta, la squisita particolarità del buon caffè alla tostatura effettuata con legna speciale di tre specie d’albero – tagliate ad ascia, perlopiù –, od anche all’acqua che proveniva dalla fonte del Serino, sgorgante infine dai rubinetti partenopei, ma è lecito piuttosto congetturare che la passione, la cura, la dedizione, la religiosità con cui si rinnova tutt’oggi nella capitale campana il rituale antropologico Zen della preparazione del negro elisir, abbiano il peso migliore.

Creatrice d’invenzioni fantasiose che il mondo ci invidia, tuttavia, la linea costiera che va da da monte di Procida a nord-est a punta Campanella a sud, assaje assaje n’ha vedute –  Uh’anema – di trovate belle, e deve però accettar di condividere il pittoresco primato con la penisola intera, cui non difettò mai il genio escogitante, l’intelligenza realizzatrice, la portentosa intuizione.

Allegri, gioventù!

In nome e ad omaggio della nazional inventiva – appunto, appuntissimo – che saluto con giustificato orgoglio, eccomi qui a elargirvi preziosi consigli, appropriati a debellare uno dei flagelli perniciosi che affligge le nostre amate sponde: la disoccupazione. Resteremo noi, infatti, le man conserte, a lasciarci incupire dal mostro suddetto? Ah, no! Mai più.

Vengo, e mi spiego.

Il mercato del lavoro ormai ha subito mutamenti radicali, ignorare i quali ci porrebbe irrimediabilmente ai margini disabitati dello stesso. S’impone pertanto il ricorso sempre più attualizzato all’inventiva cui sopra accennavo: in spicce parole, il lavoro, bisogna inventarselo.

Meglio, quindi, farlo tenendo conto delle esigenze di una società caratterizzata da un costante processo di trasformazione. Il sobrio suggerimento che ho l’acume di proporvi riguarda una delle prossime urgenze itagliane, rivelata dalla recente tornata elettorale, che con ottime probabilità necessiterà, in tempi prevedibilmente brevi una nuova adunanza alle urne, a tutto vantaggio del dilettevole svago, della piacevole distrazione, del lieto spasso dei cittadini tutti.

Qual è, dunque – saturati altri spazî – una delle progredite competenze, delle idoneità richieste? Giovani! Non esito a stuzzicare il vostro desiderio innato di mettervi in giuoco proponendovi una modernissima figura professionale: il Cacciatore di Plichi.[1]

L’ideale aspirante a questa utilissima posizione avrà il privilegio di incidere apprezzabilmente sull’elezione dei futuri politici, i quali riconosceranno di buon grado l’incontestabile convenienza di acquistare da lui le schede in numero adeguato e vantaggioso per assicurarsi la nomina in parlamento.

Tra i vantaggi di tal encomiabile impiego vi è la flessibilità dell’orario di lavoro e la ragionevole durata complessiva: atteso che i plichi sono le lettere che arrivano dal consolato a casa degli itagliani all’estero (in Germania, ad esempio), basterà verificare, in un periodo tutto sommato contenuto, che dentro ci sia una scheda elettorale da riempire, votare la persona favorita, firmarla, richiudere la busta e mandarla al consolato. Poche settimane, insomma, di responsabile impegno in cui il funzionario dovrà raccogliere le schede mediante il sistema del “porta a porta”, ma anche comprare quelle direttamente stampate dalle tipografie. Raccogliere plichi, trovare plichi, comprare plichi e, se occorre, appropriarsene. Sarà sufficiente andare in giro presso amici e conoscenti della comunità itagliana e procurarseli in cambio di qualche piccolo piacerino, ovvero dietro remunerazione; rintracciare il postino italiano preposto altresì, che invece di imbucare i plichi, non opporrà soverchie difficoltà a consegnarli al funzionario sensibile al dovere di ricompensarlo con un regalino predisposto dall’eligendo onorevole.

Le cifre che possono esser movimentate – anche in considerazione degli inevitabili venturi rincari – sono molto interessanti.

(Sputaci su…)

 

(P. S.: Potrebbe all’incirca obiettare, un qualche timidino, che i confini della legalità avrebbero a soffrirne teorico nocumento. Bah… stiamo a guardare il capello? Che siamo, parrucchieri, siamo? No, dico…).

 

 

[1] https://www.youtube.com/watch?v=sZ0Zmwxl6sE

 

 

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