“NO AL REDDITO PER TUTTI, SI AL LAVORO PER TUTTI” – di Jorge Mario Bergoglio

27 MAGGIO 2017 PAPA FRANCESCO A GENOVA PARLA AGLI OPERAI DELL’ILVA

È la prima volta che vengo a Genova, qui vicino al porto da dove è partito il mio papà. E questo mi fa una grande emozione…

Il lavoro è una priorità umana, e quindi della Chiesa e del Papa. Non c’è buona economia senza buon imprenditore. Il lavoro va fatto bene. E pensare che il lavoratore lavori bene solo perché è pagato è una grande disistima nei suoi confronti. Bisogna lavorare bene per rispetto della propria dignità, e della dignità del lavoro. Il vero imprenditore conosce i suoi lavoratori, ne condivide le fatiche e le gioie. Se non ha l’esperienza della dignità del lavoro non sarà un buon imprenditore. Quando deve licenziare qualcuno è sempre una scelta dolorosa. Nessun buon imprenditore ama licenziare la sua gente. Chi pensa di rivolvere il problema della sua impresa licenziando gente è un commerciante. Oggi vende la sua gente, domani venderà la dignità propria… L’imprenditore non è uno speculatore, che usa e strumentalizza persone per fare profitto. Lo speculatore licenzia, sposta l’azienda, senza problemi. Con lo speculatore l’economia perde volto e volti. Dietro le decisioni dello speculatore non ci sono persone. Bisogna temere gli speculatori, non gli imprenditori. Paradossalmente, qualche volta il sistema politico sembra incoraggiare chi specula sul lavoro e non chi crede nel lavoro. Perché crea burocrazia e controlli, così chi non è speculatore rimane svantaggiato e chi lo è riesce a trovare i mezzi per eludere i controlli. Diceva l’economista Luigi Einaudi: “Milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per scoraggiarli. È la vocazione naturale che li spinge, non soltanto la sete di guadagno.

Lavoro per tutti, non reddito garantito.

Tu (ndr: lavoratrice interinale) hai finito con la parola “riscatto sociale”. A me viene in mente “ricatto sociale”. Quello che dico adesso è accaduto in Italia un anno fa. C’era povera gente disoccupata. La ragazza che me lo ha raccontato era colta, parlava alcune lingue. Le hanno detto: saranno 10-11 ore al giorno, lei ha detto “Sì, sì”. Le hanno detto: si comincia con 800 euro al mese. Lei: “800 soltanto, 11 ore?”. L’impiegato dello speculatore le ha detto: signorina, guardi indietro la coda, se non le piace se ne vada. Questo è ricatto. Un’altra persona mi ha raccontato che ha lavoro, ma da settembre a giugno. Viene licenziato a giugno e ripreso a settembre. E così si gioca, nel lavoro in nero. I luoghi della Chiesa sono i luoghi della vita, dunque anche le piazze e le fabbriche. Molti degli incontri tra Dio e gli uomini sono avvenuti mentre le persone lavoravano: Mosè pascolava il gregge, i primi discepoli erano pescatori. La mancanza di lavoro è molto più del venire meno di una sorgente di reddito per poter vivere. Lavorando noi diventiamo “più” persone, la nostra umanità fiorisce. I giovani diventano adulti solo lavorando». «Il lavoro è amico dell’uomo e l’uomo è amico del lavoro. Gli uomini e le donne si nutrono con il lavoro, con il lavoro sono unti di dignità. Per questo «attorno al lavoro si unisce l’intero patto sociale». Quando non si lavora «la democrazia entra in crisi. L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Togliere il lavoro, sfruttare la gente è anticostituzionale. L’obiettivo vero da raggiungere non è il reddito per tutti, ma il lavoro per tutti. Perché senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti. Il lavoro di oggi e di domani sarà diverso, forse molto diverso da quello di ieri. Ma dovrà essere lavoro, non pensione. Si va in pensione all’età giusta, è un atto di giustizia. Ma è contro la dignità delle persone mandarle in pensione a 40 anni, dare loro un assegno dello Stato e dire “Arrangiati”. La scelta è fra il sopravvivere e il vivere.

 

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