FRANCESCO SOLE VAI A LAVORARE IN MINIERA – di Danilo Cannizzaro

Quando la poesia svela gli enigmi che la religione ha adombrato

(…e s’impone qual meritato successo letterario)

(Breve – ma seducente – viaggio tra parafrasi di ardite liriche essenziali)

 

 

Cosa risponderemo, elettrizzati ed ottimisti, a quanti pensano che la Poesia, oggi, poco sia amata, che poco “venda”?

 

(E mò ti dico. Sègnatelo).

 

Nient’altro come la poesia è in grado di porci al cospetto dell’intima essenza dei moti del cuore umano, degli aspri o sonori impeti dell’anima illuminata o furente, degli ineffabili misteri la comprensione dei quali nimmanco la religione può offrire disvelante penetrazione.

A – non esaustivo, ahinoi – mirabil esempio della veemente, intrattenibile potenza di versi sublimi, idonei ad infiammar coscienze e pilori[1] destinati ad auspicabili rivoluzioni epocali, esploreremo oggi – in punta di piedino esulcerato e commosso, com’è necessario, ça va sans dire – due carmi alati. Il primo è tratto da una silloge del Poeta più venduto in Italia, il secondo qui compare, opponibile, in ragione del vincolante ed irrinunciabile reciproco richiamo attrattivo.

Écchili:

 

La sfida non è sembrare

un grande uomo fuori,

ma essere un vero uomo dentro.

Nel profondo.

(Francesco Sole – “Ti voglio bene”)

***

Quando non riconosci di me

che un certo stile

quando rendo me stesso

un altro immaginato

questi trucchi imprudenti

tutto questo è il tuo stile

il tuo culo il tuo culo

il tuo culo.

(Leo Ferré – Il tuo stile[2])

 

(Non tenteremo – già stremati al sol appressarci a cotanto verbo – di destinare al pubblico giustamente entusiasta una esegesi definitiva, ma timidamente esporremo sparuta frazione dell’eco che tali suggestivi incanti fa risuonare nei recessi più remoti dei sunnominati coscienze e pilori. Costì:)

 

L’apparente nichilismo, demistificante di vieti retaggi ideologici machisti (“un grande uomo fuori”) prostra il moderno Vate nel faticoso sacrificio della restituzione di una riverginata riappropriazione della più armoniosa e squisita emersione di una personificante identità, nascosta, come viola mammola tra l’erbette – qual taciuta virtù… – (“un vero uomo dentro”).

Ridonda infine – primariamente, tuttavia – d’eccedenze spirituali l’ammonimento (“Nel profondo”) parenetico, atto a suscitare negli intelletti quand’anche più coriacei la presa di coscienza risolutiva in direzione di edificanti orientamenti ascetici, nobilmente trascendenti.

Come potrebbero, vacillanti ormai, non penzolare i denti da gengive rese malferme dal soprassalto di emozione che sfianca il fruitore di questi versi?

(Non lo so. Dico).

 

[1] Piloro – pi·lò·ro/ – sostantivo maschile. L’orifizio per cui lo stomaco comunica col duodeno, caratterizzato dalla presenza di un anello muscolare (sfintere pilorico), che corrisponde a un ispessimento delle fibre muscolari circolari dello stomaco.

 

[2] https://www.youtube.com/watch?v=ePKnDLZ0L1A&feature=youtu.be

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