L’ARTE MUORE NELL’IGNORANZA – di Alfredo Franchini

Nei giorni scorsi stavo scrivendo per un caro amico alcune pagine sul clima degli anni Settanta e ho pensato a tutti gli intellettuali, filosofi, scrittori, poeti, che in quegli anni erano un punto di riferimento perché ci rivelavano “il libro del mondo”. Le loro opere, (libri, dischi, film), erano attesi e i ragazzi ne parlavano per giornate intere. Oggi ci sono ancora alcuni pensatori di valore ma il loro peso nella società non è paragonabile a quello dei maestri degli anni Settanta. I loro libri o i film, (non parliamo dei dischi), non sono più attesi; si comprano, quando va bene, e si consumano nel breve giro di qualche ora. Qualcuno dirà che la Feltrinelli ha spesso la fila la cassa: è vero ma se guardate bene tra le mani della gente in fila ci sono tanti manuali a cominciare dalla cucina e dal fai da te. Nessuno sembra interessarsi al perché delle cose e ai grandi temi. Eppure ci sono ancora scrittori, sociologi ed economisti che ci spiegano la nostra società in transizione ma sembra cambiata la mentalità della gente: meglio applicare le ricette di un manuale piuttosto che riflettere sui problemi reali. Insomma la domanda è una sola: qualche intellettuale c’è ma la gente vuole ancora chiedergli qualcosa?

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