IL MOLISE QUESTO SCONOSCIUTO – di Stefano Pazzaglia

Il Molise questo sconosciuto.

Ora non più. Dal risultato delle prossime elezioni per eleggere i governanti di questa regione dipendono i destini del futuro governo nazionale. Questo a dire del leader del centrodestra Salvini: “Se vinciamo anche in Molise (dando per scontata la vittoria in Friuli) entro quindici giorni facciamo il governo”.

Due dati relativi a questa piccola e nobile regione. Abitanti poco più di 300.000 cioè un quarto della provincia di Brescia e un trentesimo della Lombardia. Non faccio paragoni relativi al pil ma sono facilmente reperibili. Molti, soprattutto padani e limitrofi non ne conoscevano l’esistenza. Qualche anno fa il giro d’Italia passò da Isernia per testimoniarne l’esistenza. Vi posso garantire che gran parte dei miei concittadini non saprebbero dirvi le province molisane. E sono due. Lo dico con il massimo rispetto verso questa bella regione dimenticata dalla politica romana. E dai risultati delle elezioni regionali del Molise dovrebbe dipendere la formazione del nuovo governo. Il perché mi è misterioso.

La controparte grillina dopo la strategia dei due forni ora insegue quella dei due programmi. Nottetempo è stato cancellato il programma elettorale, votato dalla base online a febbraio, e sostituito con altro. Siamo al trasformismo programmatico.

Il PD messo all’angolo cerca di riprendere un minimo di lucidità dopo la serie di sventole ricevute alle ultime elezioni. Ma all’angolo ci sono troppi a dare consigli e la strategia della riscossa non è per niente chiara.

La politica, in questi giorni, è passata da teatrino a commedia dell’assurdo. La logica che governa i protagonisti affonda nel misticismo e nella cabala. Gli attori paiono il Nerone di Petrolini alla ricerca esclusiva del consenso. L’unico che si muove a proprio agio sulla scena con ghigno sardonico è lui, l’immortale. Il Cavaliere.

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