ZELDA A FRANCIS SCOTT FITZGERALD: “LA MIA BOCCA E’ TUA”

Una vera “scenata d’amore” epistolare, intorno agli anni ’30, questa volta tra i due coniugi-simbolo dell’età del jazz. Per Zelda, la problematicità maggiore non risiede solo nella difficoltà dei rapporti di coppia, ma soprattutto nella sua malattia, che le costerà la reclusione in un ospedale psichiatrico, dove morirà a causa di un incendio, otto anni dopo la morte per infarto del marito.

“Scott, sei proprio spaventosamente sciocco – In primo luogo, non ho dato a nessuno il bacio d’addio, e in secondo luogo, nessuno è partito – tu sai, tesoro, che ti amo troppo per volerlo. Se avessi un onesto – o disonesto – desiderio di baciare solo una o due persone, lo farei – ma non potrei mai volerlo – la mia bocca è tua.
Supponi che io lo faccia – sai che non conterebbe assolutamente nulla – perché non puoi capire che niente significa niente eccetto la tua cara persona e il tuo amore? – Desidererei che ci affrettassimo e che io fossi tua, così sapresti – qualche volta quasi dispero di farti sentire sicuro – così sicuro che nulla ti potrebbe mai far dubitare come dubito io”.

 

 

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