SONO STATO IN COMUNITA’ CATTOLICHE PIU’ TOSSICHE E PERVERSE DELL’EROINA – di Matteo Venturini

Ho frequentato la chiesa cattolica riducendomi a fare il chierichetto fino all’età di quattordici anni. Poi, la mia discesa nella tossicodipendenza. Di “buona” e benestante famiglia “bianca” con quadri “neri” poi diventati “azzurri” non ho vissuto la ribellione adolescenziale vista dal parentato come un qualcosa di volgare, grezzo, di basso livello culturale. “Basabanchi” (baciabanchi)… e un dio cattivo pronto a punirmi con la cecità o le occhiaie permanenti… auto nuova a vent’anni, figa pupazzo di turno, compagnia del Duomo con annesse falsità di circostanza. Solo vino, niente droghe… bannate le canne ma l’ubriacatura il simbolo di essere diventato adulto. Porcheria… Per cinque anni ho tenuto nascosto tutto a tutti. In pubblico bevevo alcol e in separata sede mi sfondavo con ogni tipo di droga esistente su questo pianeta. Grafico pubblicitario faceva figo… Diploma preso in sei anni per miracolo di/vino. Militare. Congedato col massimo del massimo nonostante trecentosessantacinque giorni nei quali non ho conosciuto lucidità. Viaggi mentali e geografici… quasi tutta l’Europa. A ventiquattro anni ho mandato a cagare il bigottismo facendo outing, dichiarando alla famiglia “bene” che facevo uso di sostanze in modo massiccio. Pronto ricovero in una clinica privata nel padovano con successivo trasferimento in una comunità di frati nel veneziano con un distaccamento anche nel trevigiano. Preghiere, buon dio, principi ecclesiastici e cialtronerie nascoste dalla facciata della religiosità ostentata. Ho tentato invano la fuga due volte ma mi hanno preso e punito. La punizione consisteva nel digiuno, nell’umiliazione verbale ai gruppi estesi e a colloquio privati con un frate dedito al delirio del sistema di repressione e odio contro ogni tipo di visione non conforme alla catechesi. Barba pelo e contropelo ogni mattina e puttanate inutili simili. Ho fatto il militare in un corpo scelto e dopo tre giorni mi hanno concesso di tenermi la barba come volevo… Un paradosso? Non credevo come non credo ad oggi al rito estremista religioso di nessun credo ma sono cattolico solo ed esclusivamente perché ho una certa conoscenza storica di Gesù che considero un Illuminato e perché ho visto quattro volte Papa Giovanni Paolo II° che in un paio di circostanze mi ha lanciato un messaggio non riconducibile alla mia patologia di schizofrenico. Ho anche conosciuto Padre Alessandro, oramai passato a vita migliore come si suol dire… anch’Egli un frate francescano della Basilica di Sant’Antonio da Padova (Città del Vaticano, territorio). Torno a quella comunità… Quel frate dal nome candido, visto e vissuto dalla falsa riga come il nuovo profeta. Premetto che non ho nulla contro gli omosessuali e contro i preti gay, sarei un coglione ma metto in discussione ogni forma di utilizzo della propria “figura” per scopi o fini subdoli. Quella comunità (esiste ancora e almeno quattro ragazzi si sono suicidati impiccandosi) non voleva assolutamente che l’utente interagisse col mondo esterno… oscurando tra le altre, pubblicità con baci e simili. Si poteva vedere solo Raiuno una volta alla settimana e un film scelto da un frate sempre una volta alla settimana. Tutte le altre sere… lettura del Vangelo… Una mattina mi dicono che devo trasferirmi in una località nel trevigiano, un’altra… la mia famiglia è plagiata come tutte le altre… mi ritrovo solo in una cascina a zappare un orto. Ogni mattina alle sei qualche volontario o qualche altro che aveva a che fare con l’associazione… mi veniva a svegliare per pregare e proseguire con lo zappare. Sono stato messo lì in punizione dopo aver scoperto delle tresche finanziarie e averle dette al responsabile. Mio padre pagava loro una retta, anche. Succede che, in dormiveglia, mi sento toccare in zona genitale e una barba che si struscia sul mio volto. Era il frate dal nome candido che si era infilato sotto il piumone… in boxer e canotta. Gli ho dato una spinta e un calcio in faccia, due sberle e gli ho sputato addosso. Era supplicante il religioso così ho preso il filo del telefono, gli ho legato dietro la schiena le mani, gli ho lasciato le gambe libere e ho aperto la porta della cascina per evitare il sequestro di persona. Ho aspettato circa un’ora che arrivasse qualcuno. Mi hanno rispedito a casa con tutti i documenti insabbiando ciò che sarebbe emerso più tardi visto che il frate era seriale nel “commettere atti impuri”. Atto di dolore: divino iddio, perdonami perché ho peccato… e merito i tuoi castighi… e i miei casini… bèh, di quelli ti ringrazio. Amen.

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