Misteri del (micro)cosmo – di Danilo Cannizzaro

I ricercatori dell’Università dell’Oregon di Eugene (Usa) han pubblicato uno studio sulla rivista PeerJ dal quale emerge che sui nostri smartphone è presente “l’impronta digitale” dei microbi con cui condividiamo la nostra passeggiata terrena.

Tale piacevole – e complessa, si dirà – scampagnata è, tra le tante altre stravaganze, caratterizzata dal fatto che ogni umano – Gigi Marzullo ivi incluso – è avvolto da una “nuvola microbica” che emana dal suo corpo, e permette d’individuarlo in mezzo a tutte le altre persone.

Scoperta, questa, non di secondaria importanza (si contenga, pertanto, come uomo avvisato, il medesimo anchorman) dal momento che, secondo gli studiosi, potrebbe avere sviluppi decisivi nel campo delle analisi forensi, sapientemente coordinando le quali è possibile capire, ad esempio, se una persona si trovava all’interno di una stanza.

Per parte mia, non ho motivo di nutrire perplessità sulla correttezza di queste informazioni, che si incrociano peraltro su un piano di perfetta armonia con le mie private considerazioni, incoraggiate dai colloqui che ho modo di sperperare gaiamente presso il pittoresco abituro del mio degno amico Peppino (familiarmente inteso “Peppe Demonio”).

 

***

 

Lo trovai nell’aia, un giorno, accosto alla pilozza in pietra, impregnato della luce – se non proprio di un “Meriggiare pallido e assorto[1] –  di un pomeriggio della categoria tiepido indolente (o meglio: del tipo d’eterna primavera che, fissata in un dipinto, mai sapresti dire di che stagione si tratti, benché tutto sia così leggero – vestiario compreso di chi sta in bell’evidenza) ed era assorbito nell’esercizio di asciugare muso e collo con una tovaglietta da bidet che in una Biennale di Venezia potrebbe, con merito fulgente – ora è l’esteta commosso che parla, non l’amico – rappresentare l’avanguardia più avanzata in materia di installazioni artistiche aventi per fondamento d’indagine speculativa il poliedrico e spettacolare mondo della sozzura e del sudiciume, su questo supporto meravigliosamente rivelata nella sua immaginifica quintessenza: le chiazze policrome, variegate, cangianti, rapprese e raggrumate in fantasiose configurazioni (sfuse e a pacchetto) rievocavano l’assetto d’indicibili disastri cosmici e replicavano con acutezza di dettagli le irresistibili atmosfere effuse dai laboratori industriali di trattamento per stallatici.

L’innocenza che spesso guarnisce il mio animo (all’incirca incorrotto) mi pungolò ad interrogarlo sul perché mai protendesse il grugno verso quel bazar di lerciumi, e ne ricevetti in cambio un persuasivo ammaestramento, che non mi perito a riconoscer quale propagatore di saggezza popolare mirabilmente coniugata con audaci pratiche sperimentali, ricerca induttiva ed intrepida esplorazione di elevati dominî dell’investigazione teoretica orientata a consolidamenti dottrinali.

Insegnamenti magnifici – come si comprende – che in ragione d’una corretta istruzione del Lettore egregio, qui restituisco.

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Sostiene Peppino – che assomma nella sua multiforme persona le diversificate figure:

  1. dell’Apprendista Indagatore dei segreti concernenti le peculiarità chimiche e fisiche delle molecole costituenti i composti organici (ad eccezione degli ossidi – monossido e diossido, e dei sali di quest’ultimo: egli trascura bellamente, ma io riterrei, anche, colpevolmente, l’anione idrogenocarbonato e l’anione carbonato, con la scusa che rispettivamente, essi sono derivati solo formalmente dall’acido carbonico);
  2. dell’Autodidatta Fervente delle tecniche di biologia molecolare per mezzo delle quali (estenuando il suo intelletto sulle interazioni tra le macromolecole – ovvero proteine e acidi nucleici – DNA e RNA) gli è concessa la rilevazione, l’analisi, la manipolazione, l’amplificazione (PCR) e la copia (clonaggio) degli acidi nucleici;
  3. del Premuroso Tirocinante sulla disciplina ortodossa (ed eterodossa, a me parrebbe, nel senso più scismatico) dei metodi di digitopressione applicati in quelle strategiche zone perineali che i Maestri Shiatsu indicano – dal nome di uno dei suoi più pregevoli divulgatori – con: Punto Namikoshi;
  4. (ma altresì, e basilarmente) del Gaglioffo Etilista, verosimilmente consegnato ad un destino alto e rilucente, stante la radice intima (che in lui trova dimora confortevole) della scienza delle logiche prive di costrutto e di risultato, e dell’esemplare inabilità ad esercitare occupazioni normali ed appropriate,

– che i cicli dell’igiene, al pari di quelli meteorologici e astronomici, delle opinioni, dei giudizi… sono mutevoli, variabili, mobili insomma, alla maniera della donna; per cui, come è ragionevolmente accettabile che si succedano gli uni (cambiamenti nel tempo atmosferico) bisogna legittimare nondimeno le altre (evoluzioni nell’igiene).

La circostanza, quindi, che la tovaglietta – da data immemorabile – non aveva conosciuto l’offesa di detersivi od altre usuranti porcherie, era da attribuire al fatto che essa (unitamente ai suoi disinvolti residenti) è consegnataria – a parer del Peppin vibrante – del compito di attraversare in indipendenza ed autogestione varî e rinnovati cicli biologici, procedendo dall’asciugatura delle convessità del volto a quella delle concavità della regione anale; successivamente, nella gloria di suggestive orbite ellittiche, dalle protuberanze pelviche alle rientranze auricolari, dalle periferie brachiali alle remote estremità delle zampe inferiori.

In siffatto tripudio di trasferimenti manutentivi, i batteri, in una prima fase colonizzano il disgraziato tessuto sofferente, dando così vita, nel corso di stadi evolutivi, a differenziati periodi storici – fittamente tormentati da guerre fratricide e lotte intestine – di quel minimo ecosistema.

 

***

 

Mi presentò dunque – idealmente, sebbene le gesticolazioni impetuose pareggiassero le articolazioni narrative del miglior interprete di grammelot [2] – un quadro sinottico (che qui di seguito verrà riprodotto in forma trascritta, per chi abbia desiderio e cura di prelevare appunti):

  • Si ha un primo ciclo, durante il quale i microrganismi realizzano esser arrivato il momento di recarsi presso la terra promessa per eleggervi privilegiato domicilio; la perlustrano, la esplorano, ne ispezionano minuziosamente gli anfratti; decidono infine nella maggior parte dei casi – non sempre – che si troveranno a proprio agio e che potranno metter su famiglia, giudiziosamente, da brave teste di cocchi.
  • I germi vanno incontro al secondo ciclo: posseggono già una chiara visione del mondo che li circonda ed imprendono una iniziale distribuzione di incarichi ufficiali; procedono nell’esecuzione effettiva degli stanziamenti territoriali. In questa fase (“Fase Latente”) viene controllato l’ambiente per valutare se è possibile effettuare la replicazione: in caso positivo segue una fase di organizzazione in cui si producono le proteine necessarie alla duplicazione. Avviene poi la suddivisione in gruppi, vivace e dinamica: alcuni attendono al servizio delle trasformazioni chimiche, altri vengono assegnati alla formazione di nuove colonie, altri ancora son adibiti a molteplici mansioni, quali l’amministrazione e la contabilità, attività ricreative per i grandi – sale giochi, dopo lavoro, passatempi – e per i batterini piccoli – sale per la “Fase Esponenziale” (in quest’ambiente inizia il processo di duplicazione) nidi d’infanzia, giocarelli, proiezioni all’aperto, sport, intrattenimento, sagre (rinomata quella dell’Escremento Rigoglioso) e le belle cose tipiche di una florida società in espansione.
  • Si arriva una buona volta al ciclo terzo, in cui i bacilli, avendo prima edificato le colonie, si impigriscono, diventano mollaccioni e subiscono l’aggressione di nuovi agenti patogeni, i quali – più affamati e cattivi – tenteranno – il più delle volte con successo – di spodestare i vecchi ed occuparne le posizioni chiave. È un processo molto travagliato di battaglie violente (con notevole spargimento di scorie) e di rivoluzioni (è anche l’occasione eccellente per tamponare parti delicate, come il viso e gli occhi dell’utente della tovaglietta magica, in quanto costui non avrà granché di problemi, a patto di saper riconoscere il tempo esatto di maggior fermento guerresco: i microbi lo ignoreranno, costretti come sono a scannarsi a vicenda). Si può affermare – sempre stando alla scienza peppinesca – che è un’età dell’oro, per la stoffa, teatro di scontri senza esclusioni di colpi e carognate varie. Un evo superbo, nel quale essa par ringiovanire, oltre che animarsi – in senso proprio – data la tumultuosa sussistenza di conflitti militari sul territorio martoriato.
  • Quarto ciclo: il terreno delle ostilità è disseminato di morte carogne. Un cimitero. Distruzione e caos regnano sovrani. A poco a poco gli scarsi sopravvissuti tenteranno faticosamente un rifacimento dell’ordine sociale. Liberamente verranno eletti nuovi capi, programmi di ricrescita verranno stesi sul Tavolo della Ricostruzione. Nuovi scambi; nuove idee, proposte entusiasmanti: la vita lentamente riprende il suo temerario cammino (il che consente di guardare all’avvenire con giustificata fiducia).

 

***

 

Sì. Mi convinse.

(Riconosco però che non ebbi, là per là, il fegataccio necessario per immergermi nel vivo della sperimentazione scientifica).

 

***

 

Due giorni dopo lo ritrovai operoso – serissimo – su un rudimentale stendibiancheria amatoriale in latta. Osservai, disposti con criterio farraginoso, capi diseguali e pesti (fra i quali la tovaglietta dei miracoli) oltraggiati evidentemente da lavatura indiscriminata.

– «Peppì, ma..?»

– «Ah! Che cosa… diventiamo..!» – si scagionò, tacendomi con commovente vigilanza la visita imminente della sorellastra Maria Concatenata, semi-consanguinea di secondo o terzo sofà (o canapè, o tavolaccio rustico, altrimenti ancora pascolo villereccio, campagnol covone; in breve: a seconda dell’improrogabile congiuntura utile).

Il che, è bello. Ed istruttivo.

 

(Juno Reactor – Shine)

 

[1] Eugenio Montale (N. d. C.).

[2] Il grammelot o gramelot (voce forse presa in prestito dal francese, ma d’origine imitativa e forse derivata dal veneziano) è uno strumento recitativo che assembla suoni, onomatopee, parole e foni privi di significato in un discorso. Probabilmente deriva dal francese grommeler – “borbottare” (N. d. C.).

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