MASSIMO FINI PER DIFENDERE GRILLO INSULTA PURE LUI L’AUTISMO E L’EMPATIA – di Achille Saletti

Passi per Grillo, ma che anche Massimo Fini, non riesca a contribuire al dibattito su quella parte di monologo che tira in ballo l’autismo, se non in termini di pedissequa riaffermazione dell’accusa al pensiero politicamente corretto, fa cascare le braccia. Perché a Fini, quanto meno, si riconosce che un certo numero di libri, nel corso della sua non breve vita, si spera li abbia letti.
Perché, parliamoci chiaramente, Grillo non si è limitato, in un passaggio, a paragonare i politici agli autistici ma sulla fragilità di tale patologia, ha innestato un racconto finalizzato a screditare i politici. Per screditare una categoria la si assimila ad un’altra, la cui sofferenza è enorme, e che Grillo riduce ad incapacità di comunicare con l’altro. Ascolti bene il passaggio in cui il leader dei 5 stelle riassume la sintomatologia di chi soffre di autismo o di Asperger e provi, Fini, a traslarla all’esempio che ha fatto con i ciechi: se Grillo avesse paragonato i politici ai ciechi, non avrebbe usato la locuzione “ politici ciechi” ma ne avrebbe fatto la seguente descrizione: “ un politico che cammina, inciampa, magari cade, per poi rialzarsi e, a tentoni, riprendere con grande fatica il suo cammino, per poi ricascare e non vedere che c’è un bel tombino che lo attende. La politica è piena di ciechi: gente che non sa di cosa parla perché non l’ha mai vista…” e via discorrendo. Questo sarebbe stato il paragone che Grillo avrebbe usato per screditare i politici. Badi bene, Fini, per screditare, non per nobilitarli.
Quindi, caro Fini, non una semplice boutade, che equipara il politico al cieco o al sordo e a chi soffre di autismo. Tale interpretazione è benevola con Grillo ma falsa nella sostanza. Una presa in giro di chi è portatore di una determinata patologia, con una sintomatologia precisa, disturbi del comportamento, enormi difficoltà relazionali e comunicative.
Ed allora ripassiamo, se è successo questo e non quello che lei, Fini, vuole far credere, i fondamentali: perché di questo, alla fine si tratta.
Nacque, un giorno, un tizio di nome Irving Goffman; a lui dobbiamo un tributo di conoscenza nei confronti di una parola – Stigma – che fino ai suoi studi, aveva avuto al massimo una valenza in ambito religioso. Con Gofman, il pensiero cambia perché disvela processi e dinamiche tese a comprendere l’interazione tra noi ed il mondo. Un vero pre-giudizio, lo stigma, nei confronti di una diversità che su caratteristiche personali pone il proprio assunto, arrivando a definire una serie di stereotipi le cui ripercussioni sociali contribuiscono alla costruzione della diversità. A tale diversità si attribuisce valore negativo.
In pratica è nell’occhio di chi osserva, lo stigma e non nel soggetto osservato.
La politica equiparata a patologie presentate nel loro risvolto stigmatizzante, oltre a non riassumere interamente la portata di tali malattie, non fa altro che perpetuare quella visione distorta che evidentemente rappresenta il portato pregiudiziale e culturale di Grillo. Perché, a dirla tutta (e la sua ironia, Fini sulla terminologia con cui di definisce diversamente abile una persona disabile è veramente fuori luogo), le diverse abilità sono reali e concrete come dovrebbe dimostrale la storia con i malati di asperger o con disturbi dello spettro autistico che pure, a differenze di me, di lei e di Grillo, hanno dato contributi fondamentali al pensiero umano.
Il reiterare stigma e pregiudizi, malgrado i passi in avanti, rende la vita di persone fragili, molto più dura di quanto già lo sia. In merito a questo esistono studi e ricerche che, nel tempo, hanno dato ragione a quella intuizione di Goffman. E qualsiasi genitore di persona con disabilità, fisiche o mentali, o che viva uno status anche momentaneo di difficoltà (tossicodipendente o alcolista), sa benissimo di cosa si parla.
A margine, caro Fini, il ricorrere sistematico nel caso di una critica, al mantra della messa in discussione del politicamente corretto, appare sempre più stanco ed esso stesso, ormai, politicamente corretto.
Ormai si è fatto pensiero dominante se non unico anche se il più delle volte pare difesa debole in mancanza di più articolati e strutturati ragionamenti. Basta con il politicamente corretto, è l’espressione ormai più abusata che si sente nelle discussioni o che si legge sui social. Anche in questo caso, lei non sfugge al ricorrervi perché, probabilmente, qualcosa di più sostanzioso non le è venuto in mente per difendere la banale, superficiale, stigmatizzante boutade del politico Grillo.

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